Economia Pozzallo 22/10/2014 10:45 Notizia letta: 3738 volte

Trivella selvaggia

Sblocca Italia
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Pozzallo - Il boccone più prelibato è in mezzo al Canale di Sicilia, davanti alla costa di Pozzallo. Si chiama Vega, come la stella, e dicono contenga tra i 200 e i 300 milioni di barili di petrolio. Quasi un quinto delle riserve italiane di oro nero.

Edison, la società a controllo francese che insieme a Eni sfrutta Vega da quasi un trentennio, dice che la produzione è destinata a calare se non si scavano altri pozzi. Per questo, a luglio del 2012, ha chiesto al ministero dell’Ambiente il permesso di trivellare in un’altra zona del giacimento, promettendo investimenti per 300 milioni di euro. «Sono passati 27 mesi», racconta Nicola Monti, capo delle esplorazioni e delle ricerche di Edison, «e non abbiamo ancora ricevuto una risposta. Sono tempi troppo lunghi: in altri Paesi europei dove lavoriamo, per esempio in Norvegia e nel Regno Unito, in sei mesi, al massimo in dodici, ti dicono se puoi operare oppure no».

L’obiettivo ufficiale di Matteo Renzi è proprio questo: velocizzare l’iter dei permessi. Il decreto Sblocca Italia, emanato dal governo lo scorso 12 settembre, prevede infatti il rilascio di un’unica concessione, valida sia per la ricerca che per l’estrazione di idrocarburi. E stabilisce che la risposta dello Stato a chi ne fa richiesta debba arrivare entro sei mesi. Una proposta a cui nessuno si è opposto. Il decreto aggiunge però un’altra cosa, e questa invece non va bene a tutti. «Lo sviluppo degli idrocarburi», si legge nel testo, «rappresenta un’importante leva per rilanciare l’economia del Paese». Come dire che trivellando si possono attirare investimenti privati, creare posti di lavoro, aumentare le entrate fiscali.

E l’ambiente? La strategia del governo, che punta a raddoppiare la produzione di idrocarburi, ha subito incontrato l’opposizione di verdi, grillini e una parte della sinistra. Pure qualche esperto del settore energetico ha criticato la proposta di Renzi. Insomma, trivellare o non trivellare è diventato un dilemma. Da sciogliere per forza di cose nelle prossime settimane, visto che il decreto deve essere convertito in legge entro l’11 novembre.

Redazione
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