Pubblicità Pozzallo 04/07/2013 10:54 Notizia letta: 5302 volte

La fata delle gemme

L’arte di incastonare
http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/04-07-2013/la-fata-delle-gemme-500.jpg

Pozzallo - Il laboratorio di Grazia Presti si trova nel tratto più discreto di una via centrale, meta del passeggio dei pozzallesi. L’incastonatrice di origine ragusana si è scelta un indirizzo che le somiglia: il suo laboratorio si apre come un piccolo scrigno in disparte dalla pazza folla. Grazia ci appare con i capelli lunghi neri legati in una coda morbida sulla tonaca color rubino che è il suo abito da lavoro. La indossa con un’allure monacale che esprime tutta la sua religiosa dedizione alle gemme. E ci tiene a precisarlo subito: «Io sono un’incastonatrice di pietre preziose, non sono un’orafa». I gioielli di Grazia Presti ruotano tutti intorno alla luce e al tatto: smeraldi, rubini, acquemarine, tormaline, e la sua ultima passione, gli zaffiri multicolor, protagonisti di gioielli che esprimono tutta l’allegria e la vitalità della nuova stagione.

Ragusana di nascita, trapiantata con la famiglia nella culla della lavorazione della gioielleria che è Valenza Po, Grazia cresce stregata dalle pietre. La attraggono i colori, l’energia, la storia che emana ogni zaffiro, ogni smeraldo, ogni diamante… Va da sé che quando si tratta di decidere cosa farà da grande, nella risposta si incastonano naturalmente le pietre preziose. Forte del diploma conseguito presso l'I.S.d'Arte Benvenuto Cellini a Valenza Po, rientra a Ragusa nel 1993, e lavorando come orafa, segue un corso da incastonatore. Una folgorazione. Perfezionista e meticolosa, nel 1996 torna a Valenza Po per specializzarsi nell’incastonatura delle gemme. Vuole formarsi basi salde, e nel 2004 si sente pronta. Torna in Sicilia, e fino al 2008 lavora per una nota  firma catanese delle gemme preziose. Una pausa per diventare mamma, e nel 2012 è pronta a riprendere, questa volta in uno spazio tutto suo, quello di via Mazzini a Pozzallo. Perché Pozzallo, e non la briosa Catania? «Perché Pozzallo ha una tradizione di commerci per mare, qui in tutte le famiglie c’è almeno un marinaio di lungo corso, le signore mi portano pietre incredibili, doni ricevuti da mariti, padri, nonni rientrati da lunghe traversate per mare». Pietre che hanno una storia personale, densa di viaggi, di ricordi, di affetti. Sono l’ispirazione perfetta per Grazia, che è prima di tutto una creatrice di gioielli. Tiene molto a precisarlo: «Il mio lavoro è diverso da quello dell’orafo, io disegno ogni gioiello a partire dalle pietre, successivamente l’orafo lo realizza sul mio disegno».

Non a caso il motto scherzoso di Grazia è: «Non di soli diamanti vive la donna!». Lei studia ogni sua cliente, spia ogni reazione istintiva alle pietre che propone. Il suo, dice, è un mondo di colori di cui innamorarsi. «La gemma deve piacere al primo istante, una donna deve innamorarsene, provare un’empatia immediata, alla vista e al tatto». Liberandosi delle vecchie superstizioni ormai superate: le perle che sarebbero lacrime, l’ametista viola che sarebbe simbolo di morte… Grazia Presti a queste cose non ci crede. Abbina le ametiste con gli zaffiri gialli, i rubini orange con i rubini bleu. E sbarazzina quant’altri mai, per l’estate sfodera un bracciale di zaffiri pink.

La sua cliente ideale è quella che cerca un gioiello originale, un modello unico. «Vengono da me tante donne indipendenti, che si comprano i gioielli da sole, e non solo quelli già realizzati che espongo in negozio: per lo più, le clienti mi commissionano gioielli su misura. E alcune hanno una conoscenza delle pietre preziose che mi sbalordisce».

Allora, si instaura tra loro una complicità bellissima: Grazia crea il gioiello a partire dalla pietra portata dalla cliente. O a partire da un vecchio monile che la cliente, così com’è, non indossa più. Su richiesta, Grazia smonta i gioielli vecchi, dà nuova vita alle pietre preziose, trasfigura collane, anelli, orecchini, e ne fa dei modelli unici. «Un gioiello si deve indossare: tenuto chiuso nel cassetto, muore». E allora facciamoli vivere, magari adeguandoli ai tempi di crisi, come con la sua nuova collezione estiva di gioielli in argento e pietre preziose, presentata in questi giorni nello show room di via Mazzini a Pozzallo, una linea di gioielli briosa, dinamica e leggera anche nel prezzo.

Ma veniamo alla domanda da mille milioni, quella che trattiene molte di noi dall’acquisto di una pietra preziosa: come riconoscere le “patacche”? «Se parliamo di rubini, zaffiri, smeraldi e acquamarina, ci vuole un minimo di conoscenza. Il colore dello smeraldo dev’essere verde, né verdino né verdone. Le nuance di un'acquamarina sono in grado di raccontare tutte le sfumature del mare. Ma non deve essere limpida, perché allora o si tratta di un pezzo unico di grande valore, o è sintetico». Le inclusioni costituiscono la carta d’identità delle pietre preziose, la bellezza di uno spinello blu, di una tormalina, di una tsavorite. La cosa su cui Grazia Presti non transige è la definizione di “gioiello”: «Non ho niente contro le pietre sintetiche: basta non chiamarle preziose, così’ come non è prezioso l’acciaio. Quelli realizzati con materiali non preziosi non sono gioielli, al massimo sono bigiotteria» sottolinea, accarezzando con lo sguardo un braccialetto di oro bianco e zaffiri multicolor, la sua creazione più recente. «Se chiamiamo “gioielli” quelli fatti in acciaio e materie di sintesi, allora come dovremo chiamare quelli realizzati in oro e pietre preziose?»

Vale la pena di fare un salto nel laboratorio show room, per ammirare di persona le sfaccettate coloriture degli autentici gioielli che costituiscono la risposta preziosa di Grazia Presti a questa provocatoria domanda.

(il laboratorio di incastonatura di pietre preziose di Grazia Presti è a Pozzallo, in via Mazzini 32, tel 0932954398, www.incastonarte.com.Cercatela su facebook: Incastonarte)

Gr.presti@gmail.com

Marketing