Economia Pozzallo 12/09/2011 11:58 Notizia letta: 4561 volte

Il porto di Pozzallo parlerà cinese

Dieci anni fa il naufragio dell'accordo con gli americani della Cooper Smith
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Pozzallo - I cinesi sono pronti ad investire sullo scalo marittimo ibleo. Il ministro degli Esteri Frattini ha incontrato nei giorni scorsi il presidente del fondo sovrano cinese "China investment corporation", Lou Jiwei.

All'ordine del giorno il progetto cinese per la Sicilia come piattaforma strategica al centro del Mediterraneo. Fra le proposte formulate dalla Regione Siciliana, recepite dal ministro Frattini, il potenziamento e la valorizzazione dei porti di Augusta e di Pozzallo.

Dopo l'incontro del presidente della Regione Raffaele Lombardo con l'ambasciatrice cinese a Roma, signora Zhang, per eventuali accordi con la Cina, ha ora preso posizione ufficiale anche il Governo nazionale. Superati i preliminari, ci si avvia, dunque, sulle cose da fare. In passato i pozzallesi rinunciarono agli accordi con gli americani della Cooper Smith. Una multinazionale che era pronta ad investire sul porto di Pozzallo trenta miliardi delle vecchie lire.


I cinesi sono gli americani del terzo millennio

I primi a concepire l’idea di un hub al centro della Sicilia furono investitori americani. Edward Luttwak, ex assistente della Casa Bianca, illustrò questa idea a qualcuno ma non se ne fece niente. Non aveva probabilmente alcun mandato, né riuscì a trovare interlocutori che potessero dargli sicurezze.

L’hub stava dentro a un progetto più grande, che avrebbe dovuto portare in Sicilia turisti provenienti da ogni parte del mondo. Non solo alberghi di lusso, mare e sole, ma appuntamenti culturali e d’intrattenimento in grado di suscitare interesse ed attenzione. L’hub, così come le infrastrutture portuali, ferroviarie, interporti ed altri servizi, devono servire un territorio “interessante, essere funzionali alla sua crescita.

Quando una delegazione cinese venne in Sicilia qualche mese fa, accompagnata da funzionari del ministero degli Esteri, e fu riferito di una volontà cinese di investire nell’Isola, la notizia suscitò interesse e, anche, qualche preoccupazione dall’altra parte dell’Atlantico. Pare che Hillary Clinton si sia informata sulle intenzioni dei cinesi. Non era solo curiosità la sua, gli americani hanno in Sicilia basi militari di prim’ordine, cui è affidato il compito di coprire lo zoccolo medio-orientale. I cinesi sono molto presenti in Africa e mantengono con gli iraniani relazioni robuste.

La Sicilia non è l’Africa, immensa, né il Medio Oriente, turbolento ed incontrollabile. Massicci investimenti nell’Isola finirebbero con il caratterizzare lo sviluppo della Sicilia, determinarne le scelte, se non fossero accompagnate da una presenza altrettanto forte di investitori italiani, pubblici e privati. L’arrivo dei cinesi non deve spaventare né suscitare diffidenze.

Le risorse cinesi possono dare una spallata alla Sicilia. I cinesi hanno risorse monetarie ingenti che i mercati traballanti potrebbero erodere. Investire dunque è meglio che tenersi moneta e fondi volatili. Il Mediterraneo è tornato centrale. La Sicilia, dunque, presenta indubbi vantaggi come nodo di traffici marittimi e aerei in un’area in grande espansione.

Il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, ha preso in considerazione questa opportunità ed ha dato incarico all’assessore Gaetano Armao di verificare in Cina le potenzialità di questa prospettiva. I cinesi hanno bisogno di sapere se nell’Isola c’è un interesse reale per i loro investimenti. Piaccia o no, sono gli “americani” del terzo millennio. Vanno presi sul serio, eccome.

Redazione
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